L’arte al di là del digitale - Art beyond the digital (ita - eng)


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Intervista a Dominique Moulon critico d’arte, curatore indipendente e autore di diversi testi legati al mondo dell’arte digitale tra cui ‘Contemporary New Media Art’ (2011), ‘Art And Digital Resonating’ (2015) e ‘Art Beyond Digital’ (2018).

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La conversazione con Dominique Moulon vuole essere il primo di una serie di approfondimenti sui temi legati alla sfera dell’Arte Digitale. Il desiderio è quello di raccogliere le voci dei vari attori di questa realtà (artisti, critici e curatori, galleristi e istituzioni) per definirne il perimetro e i contenuti attuali. 

 

Qual è stato il percorso dell’arte digitale dagli anni ’60 a oggi? Quale potrebbe essere il suo futuro?

Dagli anni ’60, con una frequenza decennale, le tecnologie hanno subito delle svolte importanti: dall’elettronica ai personal computer, dai disegni col plotter ai video proiettori, dai sensori alle open source, da internet ai social media. È importante notare, però, che se negli anni ’90 gli artisti digitali erano attratti dall’aspetto virtuale e si dirigevano verso una dematerializzazione delle loro opere, dagli anni ‘2000, invece, in controtendenza, hanno iniziato a orientarsi verso una nuova materializzazione dei loro progetti; le idee originate in internet si sposano ora a una ritrovata necessità di concretizzarsi in oggetti fisici, reali.


Come si colloca l’arte digitale nel più ampio panorama dell’arte contemporanea?

L’arte digitale è una realtà che sta uscendo sempre più dalla sua nicchia per dirigersi verso un riconoscimento ufficiale, come lo dimostra l’ampia selezione dei progetti mediali che Ralph Rugoff ha realizzato per l’ultima Biennale di Venezia. L’arte contemporanea è costretta a confrontarsi con il fatto che ‘il digitale’ è oramai diffuso ovunque e che sta già trasformando la realtà in cui viviamo.

 

Qual è stato l’impatto della pandemia legata al Covid-19 sulle pratiche digitali nel contesto artistico? 

Stiamo vivendo una situazione di crisi a livello mondiale che sicuramente modificherà il nostro modo di vivere e di relazionarci. In questo contesto coloro che si occupano di arte digitale sono facilitati perché sono abituati già da tempo a creare e a condividere (comunicare e esibire) le proprie produzioni attraverso l’uso della rete e degli strumenti che essa mette a disposizione. Questa pandemia può e deve essere l’occasione per definire nuove pratiche curatoriali e artistiche, modelli espositivi alternativi da ricercare anche e soprattutto nel settore dell’arte digitale.


In che relazione sono l’arte digitale e le politiche di sorveglianza? 

Quello della sorveglianza nello spazio urbano/pubblico non è un tema nuovo. A partire dagli anni ’90, con l’avvento delle telecamere, periodicamente vengono prodotti nuovi strumenti di controllo che inizialmente generano dubbi, perplessità e diffidenza, ma che col tempo vengono assorbiti nella normale quotidianità. Ora, per controllare la diffusine della pandemia, siamo incoraggiati, se non obbligati, a utilizzare un’applicazione che monitorerà ogni nostro spostamento e contatto sociale. Uno strumento che è sì utile da un punto di vista sanitario, ma che si può rivelare una minaccia per la libertà e la privacy individuali. A seconda dell’uso che viene fatto di questi dispositivi si possono avere quindi risultati positivi e/o impatti negativi. Una volta prodotti, come e da chi saranno usati i nostri dati? Che tracciabilità avrà la loro diffusione? Sono sicuro che ci saranno artisti digitali in grado di utilizzare questi nuovi strumenti e servizi per creare opere originali. Dal momento che l’arte incoraggia a ripensare al modo in cui guardiamo il mondo, gli altri e noi stessi, ci sarà qualche opera d’arte che ci forzerà a riconsiderare la crisi che stiamo vivendo.


Un’ultima considerazione: in che rapporto sono arte digitale ed ecologia?

Dipende dall’uso che facciamo delle tecnologie, se le impieghiamo in maniera intelligente possiamo garantire un risparmio energetico e la preservazione del nostro Pianeta. Sappiamo tutti che la produzione e l’impiego di questi dispositivi ha un impatto sulla natura in termini di consumo delle risorse e di inquinamento dell’ambiente, ma adottando strategie virtuose potremmo invertire questa tendenza. Ovvero, nel contesto dell’arte, grazie all’uso delle tecnologie digitali emergenti, curatori, artisti, ma anche galleristi, collezionisti potrebbero ridurre l’impatto ambientale causato dalle spedizioni delle opere, dalla realizzazione degli allestimenti e dagli spostamenti per frequentare fiere e mostre, e puntare a un risparmio energetico. Occorre, quindi, pensare al digitale non solo in termini di comunicazione, ma anche come uno strumento per creare, acquisire ed esibire le opere d’arte.


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Interview with Dominique Moulon, art critic, independent curator and author of several texts related to the world of digital art including 'Contemporary New Media Art' (2011), 'Art And Digital Resonating' (2015) and 'Art Beyond Digital' (2018).




The conversation with Dominique Moulon is intended to be the first in a series of in-depth studies on themes related to the sphere of Digital Art. The desire is to gather the voices of the various actors of this reality (artists, critics and curators, gallery owners and institutions) to define its perimeter and current contents. 


What has been the path of digital art from the 60s to today? What could its future be?

Since the 1960s, with a frequency of ten years, technologies have undergone important changes: from electronics to personal computers, from plotter drawings to video projectors, from sensors to open source, from the internet to social media. It is important to note, however, that while in the 1990s digital artists were attracted by the virtual aspect and were moving towards a dematerialization of their works, since the 2000s, however, in contrast to the trend, they have begun to move towards a new materialization of their projects; the ideas originated on the Internet are now combined to a newfound need to materialize them into physical, real objects.


How does digital art fit into the wider panorama of contemporary art?

Digital art is a reality that is increasingly moving out of its niche and towards official recognition, as demonstrated by the wide selection of media projects that Ralph Rugoff created for the last Venice Biennale. Contemporary art is forced to confront the fact that 'digital' is now widespread everywhere and is already transforming the reality in which we live.


What is the impact of the Covid-19 pandemic on digital practices in the artistic context? 

We are experiencing a worldwide crisis situation that will certainly change the way we live and relate. In this context, those who deal with digital art are facilitated because they have long been accustomed to creating and sharing (communicating and exhibiting) their productions through the use of the web and the tools it provides. This pandemic can and must be an opportunity to define new curatorial and artistic practices, alternative exhibition models to be sought also and above all in the digital art sector.


What is the relationship between digital art and surveillance policies? 

Surveillance in urban/public space is not a new issue. Since the 90s, with the advent of cameras, new control instruments are periodically produced that initially generate doubts, perplexity and distrust, but over time are absorbed in the normal everyday life. Now, to control the spread of the pandemic, we are encouraged, if not forced, to use an application that will monitor our every move and social contact. A tool that is useful from a health point of view, but that may prove to be a threat to individual freedom and privacy. Depending on the use that is made of these devices you may therefore have positive results and/or negative impacts. Once produced, how and by whom will our data be used? What traceability will their dissemination have? I am sure that there will be digital artists able to use these new tools and services to create original works. Since art encourages us to rethink the way we look at the world, at others and ourselves, there will be some artwork that will force us to reconsider the crisis we are experiencing.


One last consideration: in what relationship are digital art and ecology?

It depends on the use we make of technologies, if we use them smartly, we can guarantee energy saving and the preservation of our Planet. We all know that the production and use of these devices has an impact on nature in terms of resource consumption and environmental pollution, but by adopting virtuous strategies we could reverse this trend. That is, in the context of art, thanks to the use of emerging digital technologies, curators, artists, but also gallerists, collectors could reduce the environmental impact caused by the shipment of works, by the realization of the installations and by the movements to attend fairs and exhibitions, and aim to save energy. We need, therefore, to think of digital not only in terms of communication, but also as a tool for creating, acquiring and exhibiting works of art.