GENIO ECLETTICO


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Intervista a Flavia Tritto, artista interdisciplinare, il cui percorso si contraddistingue per importanti esperienze all’estero - tra queste il Master in Fine Art conseguito al Central Saint Martins di Londra e la residenza canadese al Banff Centre for Arts and Creativity - e per una formazione che spazia oltre i confini del mondo dell’arte affondando le sue radici in studi politici, filosofici e giuridici.


 Lo scorso autunno nella personale ‘Extensa’ - a cura di Nicola Zito presso il Museo Nuova Era - è stata proposta la tua produzione video e scultorea più recente, concentrata sul rapporto Uomo-Natura. Ci puoi descrivere questo progetto?

“Extensa” è nata con il mio ritorno in Puglia, mia terra d’origine, dopo sette anni di assenza. Fulcro della mostra è stata la videoproiezione di Trust Me With Your Full Weight, filtrata da una rete per la raccolta delle olive, qui scolpita come un tronco di ulivo. Nel video una creatura misteriosa si muove per una terra apparentemente desolata, tessendo un dialogo di movimenti e forme con i suoi abitanti millenari: gli ulivi.Il progetto espositivo è nato dalla convergenza di molteplici urgenze. Vi è stata la voglia di affrontare la questione ecologica globale ripensando il rapporto tra uomo e natura e partendo dalla catastrofe ambientale della mia regione, devastata dall’avanzata del batterio xylella e dalla desertificazione. Vi è poi una riflessione sull’alterità e sull’incontro con la differenza: mettendo al centro la relazione tra un essere alieno e gli alberi ho potuto esplorare un modo diverso di rapportarsi, un (re)agire mosso da una ricerca di simbiosi e da un istinto di cura. Il lavoro è stato, infine, anche un atto di ricongiungimento tra me - ormai aliena - e la mia terra d’origine, nonché una celebrazione del valore identitario e simbolico dei nostri ulivi millenari. 

Un altro capitolo importante della tua ricerca è dedicato allo studio delle dinamiche dell’insonnia e alla loro concettualizzazione. Come si sviluppa questa indagine e in che modo la trasponi nelle tue opere?

Il mio interesse per l’insonnia è iniziato quattro anni fa, quando questa è venuta a trovarmi. Sin da subito mi sono lasciata ammaliare dalle potenzialità oscure della notte, vivendola come un punto d’accesso privilegiato ai luoghi più profondi del sé. Ho iniziato così, a esperire l’insonnia come uno strumento di auto-coscienza, un’esperienza sensoriale, corporea e cognitiva che non ha eguali nelle ore diurne. La percezione di sé stessi e dello spazio circostante, l’accesso alla memoria, ai desideri, alle paure, tutto è alterno e totalizzante nelle notti insonni. Il dormiveglia poi è un fenomeno unico, in cui i confini tra conscio e inconscio si cancellano attraversati da flussi di pensiero ed emozioni incontrollabili. Affascinata da queste dinamiche, le ho poi incrociate con le mie ricerche in campo artistico e filosofico, trovando spunti preziosi in diverse opere e autori tra cui gli Insomnia Drawings di Louise Bourgeois, la Fenomenologia della Percezione di Merleau-Ponty e quella queer di Sara Ahmed. Questo percorso ha portato alla realizzazione di una serie fotografica e di un libro d’artista, Nocturnal Musings on One’s Self, uno scritto al contempo performativo ed analitico in cui porto il lettore nell’universo semi-onirico della mia esperienza d’insonnia. 

Compatibilmente con la situazione di forte incertezza e stasi che stiamo vivendo, hai qualche progetto all’orizzonte di cui raccontarci qualche anticipazione?

Come per chiunque altro, la pandemia ha completamente sconvolto i miei progetti, ma devo dire che, nonostante tutto, sto riuscendo a raccogliere alcuni frutti. Per ora, per il 2021, ho in calendario la mostra Lo spazio vissuto presso l’Istituto di Cultura Italiana di Tirana, un intervento performativo allo spazioSERRA di Milano, e una collettiva ed una personale nel modenese.

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