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VOLO, … VIS? Ovvero dello spirito di gravità

 Nutrita di cose innocenti e frugali, pronta, impaziente di volare, di volar via – questa è l'indole mia: come non sarei dunque un poco simile all'uccello! 

[Friedrich Nietzsche][1]   

Io voglio, io volo, io voglio volare…tu vuoi? 

Ti mostro cosa ricordo del mio librare sospesa nell’aria, 

delle evoluzioni tra i tetti, 

della danza a fior d’acqua, 

dei passaggi radenti sotto i portici. 

Apri la finestra, 

non serve più farsene scudo, 

scivolane fuori, 

sentiti libera, 

ti porto con me 

perché tu aggiunga colore alla mia memoria. 

Staccati dal suolo: 

la senti la vertigine? 

Riesci a provare l’ebbrezza della leggerezza? 

Sciogli le catene, 

non confondere l’equilibrio con la stasi… 

questa è la mia strada, 

qual è la tua? 

Osservando i disegni Giuliana Grandi ci si sente magneticamente attratti, talvolta quasi risucchiati, da queste vedute delineate con una precisione minuziosa. Sono paesaggi reali rielaborati dal filtro della memoria, della percezione, della soggettività. Ciò che cattura l’attenzione dell’artista e resta impresso nella sua mente viene successivamente trasposto sulla carta con una pratica che preserva la libertà della composizione e del contenuto rivestendola dell’ordine e del rigore del tratto. Il paesaggio, sia esso urbano o naturale, si costruisce per ampliamenti successivi rispetto ad un nucleo iniziale, l’unico limite alla sua espansione è il perimetro del foglio. Nell’incedere della mano, come in una scrittura automatica, l’artista ne perde quasi il controllo, viene meno la consapevolezza e si abbandona all’inconscio. 


   [1] F. Nietzsche, Dialogo dello spirito della gravità, in ‘Così parlo Zarathustra’   


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