NESCIO, NOLO


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Non so più cosa continuo a cercare.

Non voglio continuare a sbagliare.

‘Non so, non voglio’, Alessandra Maio esprime così, attraverso la negazione e l’esclusione del suo contrario, la propria condizione di smarrimento e la propria intenzione di non ricadere nell’errore. Affermazioni che, nel diniego del loro opposto, lasciano trapelare la fragilità del proposito e la contezza dell’impossibilità di rispettare una volontà. Una ‘filosofia del non’, prendendo in prestito l’espressione di Gaston Bachelard[1], che interpreta ed estrinseca attraverso l’arte la ‘consapevolezza di una ragione plurale, dispersa, inesatta e non necessariamente orientata’. Nella scrittura ripetitiva su carta, nell’accumulo e nella stratificazione di parole e pensieri, Alessandra Maio manifesta la propria mobilità d’animo. Il gesto reiterato diventa un mantra, un processo catartico di liberazione dai propri dubbi e timori e un’esorcizzazione dei propri limiti e debolezze. La mostra prende il nome dai sottotitoli dalle due principali installazioni in esposizione. CASCATA DI PAROLE è il flusso irrefrenabile e silenzioso di un pensiero fisso che viene alla luce prendendo forma e movimento. Il fragore non è più quello dell’acqua che scorre, ma quello generato dalla copiosità dell’opera. PREGHIERA, come ‘ex voto suscepto’, diventa la promessa che l’artista fa a sé stessa di non perseverare nell’errore; è una meditazione su quella perfezione cui tanto si anela, ma che è sempre lontana. 


[1]Gaston Bachelard, La filosofia del non. Saggio di una filosofia del nuovo spirito scientifico, a cura di G. Quarta, Armando Editore, Roma 1998

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