IEROFANIE VEGETALI


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Quando ho bisogno di ricreare me stesso vado in cerca della foresta più buia,

della palude più fitta e impenetrabile (…) 

Entro in una palude come in un luogo sacro, come in un sancta sanctorum.

Qui risiede la forza, la quintessenza della Natura[1]

[Camminare, Thoreau, 2019]



Continuando a citare Henry David Thoreau, ‘il cammino è un anelito insopprimibile del genere umano’ e i disegni di Giulia Dall’Olio sono proprio una risposta a questo desiderio ardente. Guidata dal magnetismo della natura e dalla memoria, la mano dell’artista si avventura sulla carta compiendo un percorso che è sia esplorazione della vegetazione che itinerario interiore. Nelle sue opere cogliamo la vita, il movimento della natura, un ritmo che è sinonimo di rigenerazione e di rinnovamento; restiamo ipnotizzati dai volumi di una flora folta e rigogliosa di cui possiamo percepire consistenza, profumo e intensità dei verdi, seppur raffigurata in bianco e nero con l’uso del carboncino. La Natura ritratta dalla Dall’Olio è pregna di sacralità: contemplandola si possono scoprire le molteplici forme del sacro che in essa si manifestano (ierofanie)[2], un sacro che attrae e che al contempo impaurisce. Penetrando al suo interno, talora si viene avvolti dalla maestà dell’essere, talora sconvolti o addirittura travolti. È allora conseguenza naturale provare stupore, meraviglia, riverenza, devozione davanti a questi paesaggi selvaggi che si espandono indomabili davanti ai nostri occhi[3]. Le esperienze estetica ed estatica vengono a sovrapporsi nel momento in cui si avverte questa tensione verso una dimensione superiore: è così che si compie l’esperienza mistica della natura. 


[1]Camminare, Thoreau, Mondadori Ed. (MI), 2019

[2]Il sacro e il profano, Mircea Eliade, Bollati Boringhieri Editore (TO), 2013

[3]Il senso del sacro 
e il mistero della natura, Vito Mancuso in Domus n. 1023, aprile 2018

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