THEATRUM MUNDI - Eng/Ita


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Simone Pellegrini, François Burland

Shape, Vision, Paper, Galleria Gliacrobati (TO) e Galleria Rizomi (PR), 2019



It is the poet himself who produces scenic illusions, apparent forms, ritual and ceremonial signals 

and who contrasts hyper-real 'art-facts' and 'ante-facts' with naked facts.

(Byung-Chul Han)1



PAPERS as theatre of narratives placed in an indefinite time, sprinkled with dramaturgical and scenographic images; stage for choreographic processions of organic and anthropomorphic FORMS that make the semantic space; timeless VISIONS, in which intuition opens the doors to the meanings hidden under the figurative cloak.

Those who find themselves in the presence of the works of François Burland and Simone Pellegrini are taken away from the 'here and now' and projected into a 'different', complex, mysterious space-time dimension. The spectator is invited to walk meandrical roads and discover, in the opacity of the sign, a sense of his own. In this way a metaphysical tension is created between the subject and the object of observation that dissolves when the various pieces are recomposed in a 'communicative totality' that speaks to the collective unconscious and brings back to consciousness mnestic traces.

The two artists prefer representation to direct exposure and the semiotic intensity of their work is such as to induce the public to a contemplative enjoyment of the work. In front of the papers of Burland and Pellegrini we linger, we linger to leave room for interpretation. In the slow hermeneutic process the punctumis generated, that is the emotional involvement. They are seductive images that attract to themselves because of their arcane, secret aspect.

Burland and Pellegrini are artists who are different in training - self-taught the former and academic the latter - and in age, but they are accumulated by similar modes of expression and by the ritual and artisan imprint of the creative process.

Burland prefers the use of wrapping paper as a support for much of his artistic production, with a style that winks at the world of magic, dream and fantasy. He has elaborated a symbolic alphabet composed of repeated shapes. His repertoire is varied and includes, in addition to the Poyaseries of drawings, also sculptures, collages, engravings and social and participatory art projects involving young migrants.

Pellegrini imprints his subjects on dusting paper, first torn and then assembled again, through a mixed technique that translates the images through the use of monotype. His spirit is more alchemical, esoteric. Its syntax is made of fragments that acquire meaning in the chorality of the composition. He creates maps that are not only geographical, but also mental and cultural, characterized by symbols, archetypes and iconographic references that move in a fluid space. His style is reminiscent of rock painting. Pellegrini's production is characterized by a coherence and continuity, both stylistic and thematic, that allow the immediate identification of the author.




[1]Byung-Chul Han, La società della trasparenza, Ed. Nottempo, Milano, 2016

 

 

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È proprio il poeta colui che produce illusioni sceniche, le forme apparenti, i segnali rituali e cerimoniali e che contrappone ai nudi fatti iper-reali gli ‘arte-fatti’ e gli ‘ante-fatti’

(Byung-Chul Han)[1]

 

 

CARTE come teatro di narrazioni collocate in un tempo indefinito, cosparse d’immagini drammaturgiche e scenografiche; palcoscenico per processioni coreografiche di FORME organiche e antropomorfe che rendono lo spazio semantico; VISIONI atemporali, in cui l’intuizione apre le porte ai significati celati sotto il mantello figurativo.

Chi si trova al cospetto delle opere di François Burland e di Simone Pellegrini viene sottratto al ‘qui e ora’ e proiettato in una dimensione spazio-temporale ‘altra’, complessa, misteriosa. Lo spettatore è invitato a percorrere strade meandriche e a scoprire, nell’opacità del segno, un senso proprio. Si crea così una tensione metafisica tra il soggetto e l’oggetto dell’osservazione che si scioglie nel momento in cui i vari tasselli si ricompongono in una ‘totalità comunicativa’ che parla all’inconscio collettivo e che riporta alla coscienza tracce mnestiche.

I due artisti prediligono la rappresentazione all’esposizione diretta e l’intensità semiotica dei loro lavori è tale da indurre il pubblico a una fruizione contemplativa dell’opera. Davanti alle carte di Burland e di Pellegrini ci si sofferma, s’indugia per lasciare spazio all’interpretazione. Nel lento processo ermeneutico si genera il punctum, ovvero il coinvolgimento emotivo. Sono immagini seducenti che attraggano a sé per il loro aspetto arcano, segreto.

Burland e Pellegrini sono artisti differenti per formazione - autodidatta il primo e accademico il secondo – e per età, ma accumunati da modalità espressive simili e dall’impronta rituale e artigianale del processo creativo.

Burland predilige l’impiego della carta da pacco come supporto di buona parte della sua produzione artistica, con uno stile che ammicca al mondo della magia, del sogno e della fantasia. Ha elaborato un alfabeto simbolico composto di forme ripetute. Il suo repertorio è vario e annovera, oltre alla serie di disegniPoya,anche sculture, collage, incisioni e progetti di arte sociale e partecipativa che coinvolgono i giovani migranti.

Pellegrini imprime i propri soggetti sulla carta da spolvero, prima strappata poi nuovamente assemblata, attraverso una tecnica mista che trasla le immagini mediante l’utilizzo della monotipia. Il suo spirito è più alchemico, esoterico. La sua sintassi è fatta di frammenti che acquistano significato nella coralità della composizione. Realizza mappe che non sono solo geografiche, ma anche mentali e culturali, caratterizzate da simboli, archetipi e riferimenti iconografici che si muovono in uno spazio fluido. Il suo stile ricorda la pittura rupestre. La produzione di Pellegrini è caratterizzata da una coerenza e da una continuità, sia stilistica che tematica, che consentono l’immediata identificazione dell’autore.



[1]Byung-Chul Han, La società della trasparenza, Ed. Nottempo, Milano, 2016

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