PHRONESIS (2020) - Ita


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Nietzsche chiama il nichilismo "il più inquietante fra tutti gli ospiti", perché ciò che esso vuole è lo spaesamento come tale. Per questo non serve a niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da tempo e in modo invisibile*, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è accorgersi di quest'ospite e guardarlo bene in faccia. 

[Martin Heidegger, ‘La questione dell'essere’, 1955/56] 


Al culmine di un periodo di forte spaesamento, disorientati per una situazione entro cui non sappiamo muoverci e di cui non conosciamo termini e confini, pervasi da un’angoscia parossistica causata dall’ignoto, non ci resta che fare appello alla phronesis, ovvero a quella capacità - altrimenti nota come saggezza - di destreggiarsi e di dirigere l’azione all’interno di circostanze difficili e pericolose. La pandemia non ha fatto altro che spingere allo spasmo una situazione che ‘in modo invisibile era già presente da tempo’*. Approfittiamone, quindi, per riflettere su noi stessi e per trovare gli strumenti che ci aiutino a sancire una svolta, un nuovo inizio.

Alla luce delle considerazioni appena esposte, l’Arte può essere un utile antidoto per alleviare il nostro spirito dal senso di oppressione e di inquietudine. Arte, quindi, come cura, come pronto soccorso dell’anima. 

L’installazione-scultura di Daniele Cabri - costituita da listelli di legno incastonati fra loro e rivestiti di pelli animali incise e disegnate con il fuoco - è un luogo sicuro, intimo e protetto dove ritrovarsi. È una struttura che si apre a suggestioni differenti, che ruotano attorno alle idee di rifugio e di luogo terapeutico. Osservandola il pensiero corre alla iurta, tipica abitazione dei popoli nomadi dell’Asia, ove compiere riti sciamanici di purificazione, o al mito della caverna di Platone metafora del percorso conoscitivo, o ancora alle pitture rupestri delle grotte preistoriche. Ma può essere vissuta anche come un viaggio all’interno della propria anima e delle proprie memorie che prendono qui forma nelle figure ritratte sulle pelli con il pirografo o con la fiamma ossidrica. Si crea all’interno di questa capanna una sospensione dalla realtà frenetica e caotica, un distanziamento che consente di concentrarsi su sé stessi, liberi dalle interferenze del mondo esterno. 

Anche la scelta dei materiali impiegati, pelli e fuoco, è altamente significativa: la pelle è quella membrana che ci protegge e ci ripara da ciò che ‘è fuori’ e attraverso cui comunichiamo con l’altro; il fuoco è principio vitale e simbolo di energia e passione. 

In conclusione, citando Umberto Galimberti, occorre vivere e farsi promotori di un nichilismo attivo, ovvero di un approccio che riconosca l’esistenza dell’inquietante e che si opponga ad esso con l’azione e non con la rassegnazione passiva, un nichilismo che ‘prendendo le mosse da uno scenario desolante (…) inventa il proprio futuro’.


Umberto Galimberti, La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli (MI), 2018.

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