PENSARE-PAESAGGIO (2020) - Ita/Eng


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Se il nostro problema è il destino della terra, è dalla terra che dobbiamo partire. E la mia idea è semplice: pensare e praticare paesaggi per fare resistenza ecologica 

[Matteo Meschiari]


RESIDUI#5 esce al termine di un anno assurdo e funesto, un anno che ci ha trovati tutti inermi difronte ad una situazione inarrestabile. Questo quinto numero acquista, quindi, un particolare significato non solo all’interno del percorso personale di Livio Ninni, ma anche a livello collettivo, differenziandosi dalle quattro fotozine precedenti per tema e per sviluppo. 

L’obiettivo si rivolge non più alla documentazione dell’operato di altri artisti, ma all’evoluzione della propria ricerca che si arricchisce di un nuovo repertorio di installazioni realizzate in luoghi urbani abbandonati e in zone periferiche in stato di degrado. Si tratta di fabbriche, uffici e chiese, ovvero di quegli ambienti dove si esplica l’umana esistenza. Riportare la natura entro ciò che resta dell’attività antropica diviene un atto di resilienza, nonché un esercizio di resistenza ecologica: sistema economico-sociale e sistema ambientale convergono, così, verso una nuova sintesi. Il paesaggio che si crea rompe gli schemi culturali canonici, spezza quella suddivisione dello spazio in rigide categorie in base alla propria funzione, utilità e al diverso livello di produttività teorizzata da Gilles Clément. Si definisce davanti ai nostri occhi l’immagine di un’utopia spaziale che crea un’interferenza nell’immaginario umano appiattito, omologato e inaridito. Il reale viene ripensato attraverso un linguaggio poetico la cui sintassi è costituita da rami bianchi e fili rossi; i primi rappresentano la forza, nonché - nel loro bianco candore - la purezza e la neutralità, dell’elemento naturale che riesce a non farsi sopraffare dall’attività umana e che resta collegato alle strutture materiche residuali attraverso rubre nervature, simbolo di un nuovo flusso vitale. I segni grafici, ovvero quelle linee minimali che nelle fotografie di Ninni fanno eco ai profili architettonici, negli interventi installativi si trasformano da gesto a elemento naturale: il ramo diviene la reificazione dell’intervento pittorico, la traccia del passaggio dell’artista, il tratto che evidenzia la mutazione del luogo nel tempo. 

Oltre alle consuete fotografie trasferite su vari supporti e alle installazioni, a completare il linguaggio multidisciplinare dell’artista, intervengono le polaroid che rappresentano appunti visivi per lo sviluppo e la realizzazione delle opere successive; istantanee scaturite da quell’attitudine selvatica di pensare-paesaggio in grado di dare forma all’idea e all’immaginazione. 


THINK-LANDSCAPE

If our problem is the fate of the earth, it is from the land that we must leave. And my idea is simple: thinking and practicing landscapes to make ecological resistance.

[Matteo Meschiari]

RESIDUI#5 comes out at the end of an absurd and disastrous year, a year that has found all of us defenceless in the face of an unstoppable situation. This fifth issue acquires, therefore, a particular meaning not only within Livio Ninni's personal path, but also on a collective level, differing from the previous four photozines by theme and development. 

The aim is no longer to document the work of other artists, but to develop his own research, which is enriched by a new repertoire of installations made in abandoned urban places and in peripheral areas in a state of decay. These are factories, offices and churches, that is those environments where human existence is expressed. Bringing nature back within what remains of human activity becomes an act of resilience, as well as an exercise in ecological resistance: thus the economic-social system and the environmental system converge towards a new synthesis. The landscape that is created breaks the canonical cultural schemes, breaks that subdivision of space into rigid categories according to its function, utility and the different level of productivity as theorized by Gilles Clément. It defines before our eyes the image of a spatial utopia that creates an interference in the flattened, homologated and dried-up human imagination. The real is rethought through a poetic language whose syntax is made up of white branches and red threads; the former represent the strength, as well as - in their whiteness - the purity and the neutrality, of the natural element that manages not to be overwhelmed by human activity and that remains connected to the residual material structures through red veins, symbol of a new vital flow. The graphic signs, or rather those minimal lines that in Ninni's photographs echo the architectural profiles, in the installation interventions are transformed from a gesture to a natural element: the branch becomes the reification of the pictorial intervention, the trace of the artist's passage, the trait that highlights the mutation of the place over time. 

In addition to the usual photographs transferred onto various media and to the installations, to complete the multidisciplinary language of the artist, there are also Polaroids, which represent visual notes for the development and for the creation of subsequent works; snapshots resulting from that wild attitude of thinking-landscape able to give shape to the idea and to the imagination.


Matteo Meschiari, Geoanarchia. Appunti di resistenza ecologica, Armillaria (2017)

Gilles Clément, Manifesto del Terzo paesaggio, Quodlibet (2004)


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