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Solo l’incontro con l’altro, destabilizzante e vivificante, può conferire a ciascuno la propria identità e generare reale esperienza. [Byung-Chul Han][1] 

Tiles, progetto fotografico di Francesco Di Giovanni, è la risposta-reazione alla socialità atrofizzata dai social media, è una possibile alternativa alla camera di risonanza della rete dalla quale è stata eliminata ogni alterità, ogni estraneità, è l’occasione che l’artista offre al suo pubblico di riscoprire lo stupore, quel senso di meraviglia provocato dall’incontro con l’Altro. 

Con Tiles vengono ritrovate le dimensioni della vicinanza e della lontananza, dello spazio fisico, l’importanza della relazione piuttosto che della connessione, il significato della ‘ospitalità’ intesa sia come diritto di ogni straniero a non essere trattato ostilmente quando arriva in un territorio altrui[2] che come legame affettivo.  

Questa serie di istantanee si configura come il racconto di un percorso comune vissuto nella dimensione temporale della quotidianità e nello spazio dell’ascolto e dello sguardo. Un diario d’immagini che, come tasselli di un mosaico, compongono la storia di Mohammed e di Francesco, una narrazione visiva che induce una riflessione sui temi dell’identità, dell’accoglienza, dello scambio interculturale e della condivisione. 

Nella conoscenza reciproca la soglia tra l’estraneo e il familiare si assottiglia fino ad azzerarsi: la conoscenza diventa prima amicizia poi fratellanza. Anche per conoscere appieno sé stessi è necessario aprirsi all’esterno, guardarsi dal di fuori e identificarsi nell’Altro, in una processualità dialettica; d’altronde, come affermato da Aristotele, l’uomo è per definizione un ‘animale politico’ inteso nel senso di ‘animale sociale’, ovvero è – per sua naturale costituzione - aperto agli altri, al mondo, alla socialità e alla relazione. L’Alterità è dunque naturale e necessaria all’uomo.                    


[1] Byung-Chul Han, L’espulsione dell’Altro, Nottetempo, Milano (2017)   

[2] Immanuel Kant, Per la pace perpetua, Rusconi, Milano (1997)   


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