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Si erge dinanzi l’evidenza schiacciante della finitudine di tutte le cose, che ci lascia attoniti e increspa la superficie del nostro quieto vivere

 [Telmo Pievani]

Uno specchio d’acqua, un busto marmoreo frammentato, una vegetazione in parte combusta e in parte laminata a foglia oro: questi sono gli elementi che costituiscono l’installazione ‘en plein air’ Un giardino imperfetto che Michelangelo Galliani ha ideato e realizzato per il Padiglione della Repubblica di San Marino in occasione de La Biennale di Venezia - 59esima Mostra Internazionale d’Arte. Un’opera che interpreta il tema del Postumano Metamorfico - così come proposto da Vincenzo Rotondo, curatore dell’esposizione allestita presso Palazzo Donà delle Rose - rifacendosi a quella necessità “di costruire il proprio giardino” espressa dal Candido di Voltaire alla fine del romanzo che lo vede protagonista. Si parla, quindi, di uno spazio metaforico e simbolico che diventa il linguaggio mediante il quale Galliani esprime e manifesta il proprio pensiero sul rapporto tra Uomo e Natura, tra Vita e Morte.

L’acqua dalla quale emergono i rami raffigura il liquido primordiale archetipico, il liquido amniotico nel quale si genera la vita; l’acqua è una superficie riflettente sulla quale si rovescia l’immagine del mondo consentendone una prima conoscenza, ma acqua anche come simbolo di purificazione, della reversibilità della morte, di rigenerazione: nella fonte battesimale muore l’uomo vecchio e nasce l’uomo nuovo, si dissolve l’ente corrotto perché riemerga un essere incontaminato1. Lo stesso messaggio di speranza è veicolato anche da un ulteriore elemento mutuato dalla simbologia cristiana, ovvero la laminatura dorata che ricopre alcuni dei rami dell’installazione e che rappresenta l’immortalità, la rinascita, la forza della natura che si riappropria dei propri spazi avviluppandosi attorno a ciò che resta di un’umanità oramai ridotta a solo frammento, testimone corrotto di una ‘civiltà’ passata e memento dell’insignificanza dell’uomo all’interno della macchina del mondo. Telmo Pievani - filosofo contemporaneo, epistemologo e storico della biologia – nei suoi saggi2, che costituiscono un fondamentale riferimento teorico per Michelangelo Galliani, asserisce ripetutamente che l’essere umano non è indispensabile dal momento che il mondo ha fatto a meno di lui, di noi, per quasi tutta la sua storia e potrebbe benissimo continuare a farlo; la natura è indifferente alla nostra presenza, e probabilmente senza di noi il mondo tornerebbe a rifiorire. Da questa prospettiva decade, quindi, il mito della centralità dell’uomo, visto da Pievani come essere accidentale, la cui evoluzione imperfetta è frutto della contingenza e della casualità.

Nella visione di Galliani evoluzione e dissoluzione si compenetrano, il futuro resta aperto ad una serie di possibili scenari: viviamo in un momento cruciale, di svolta, dove ogni esito alternativo è ancora possibile. L’essere umano, sempre citando Pievani, è una specie invasiva, trasformativa, creatrice e distruttrice, dobbiamo quindi stare attenti a non cadere nella trappola evolutiva, poiché gli avanzamenti possono gettare anche le basi della regressione, il progresso può essere ambivalente. Come afferma Timothy Morton3, il futuro è aperto: sta a noi cercare di influenzare gli eventi per arrivare a un contro-futuro più desiderabile e umano di quello che ci si prospetta considerate le condizioni attuali.

Il singolo muore per sempre, ma ha in qualche modo scalfito la morte (e sfidato la natura) se ha contribuito a questa marcia dell’umanità.
[Telmo Pievani]

1 Giovanni Bossi, Il simbolismo dellʼacqua tra immaginario di viaggio e dimensione del sacro, Dialegesthai, 2007

Telmo Pievani, Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà, Cortina Raffaello Editore, 2020 Telmo Pievani, Imperfezione. Una storia naturale, Cortina Raffaello Editore, 2019

3 Timothy Morton, Iperoggetti, Nero Editions, 2018











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