L'Eterno presente dell'Arte - Eng/Ita


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A60 Contemporary Art Space (MI), 2020

https://www.a60artspace.com/exhibitions


A60 Contemporary Art Space, entitling the collective exhibition hosted in its spaces La Vita dell'Arte, takes a clear position with respect to all those theories on the 'Death of Art' that - from Hegel to the present day - have crossed the modern and contemporary art scene. The variety of works selected for the exhibition - different for the expressive means used and for the subjects represented - testifies how much art is more alive and reactive than ever: art does not die, but transforms itself, evolves, keeps pace with its time, linked to the 'here and now', to a dimension of eternal present. We could therefore assert that, in a purely chronological sense, art is always contemporary and that - embracing Heraclitus' philosophy of perpetual becoming - its fluidity represents a symptom of its own vitality: only that which is alive is dynamic and changes.

Art is not only alive, but it gives life as it allows man to expand his potential and expand his limits, both at the level of thought (through the so-called 'classical' disciplines: painting and sculpture) and physically, thanks to the advent of digital and media art.

Likewise, from an expressive point of view, art as a language cannot die: languages are transformed, adapted, some terms become obsolete, others trivial, then there are neologisms, linguistic loans, poetic licenses... in short, man has always needed to express himself and to do so he time by time adopts the register and the methods that are most congenial to him. There are no dead languages, but languages that have evolved, vulgarized, whose matrix, however, remains indelible and whose traces are also evident in the present.

Christine Macel, curator of the 57th Venice Biennale, has marked a positive and optimistic reversal of the trend compared to the critics and philosophers who preceded her and decreed the 'End of Art' or 'of certain Art' (Croce, Gentile, Argan, Adorno...). Viva Arte Viva, a title awarded by her at the 2017 International Art Exhibition, is a hymn to the vivacity of art. Today, in light of the crisis linked to the pandemic, her call to 'a humanism in which the artistic act is at once an act of resistance, liberation and generosity' is more relevant than ever.

In conclusion, starting with the Avant-garde, continuing with Duchamp and Dadaism, passing through Pop Art and Arte Povera, to reach Digital Art, Art has never died, but has undergone an acceleration of its course and a shift of its position with respect to the border with reality, first approaching it, then overlapping it, and lately - thanks to new technologies - overcoming it.

The only episteme therefore: as long as Man lives, Art will live too.


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A60 Contemporary Art Space, intitolando la mostra collettiva ospitata nei propri spazi La Vita dell’Arte, prende una posizione chiara rispetto a tutte quelle teorie sulla ‘Morte dell’Arte’ che - da Hegel ai giorni nostri - hanno attraversato il panorama artistico moderno e contemporaneo. La varietà delle opere selezionate per l’esposizione - differenti per i mezzi espressivi utilizzati e per i soggetti rappresentati - testimonia quanto l’arte sia più che mai viva e reattiva: l’arte non muore, ma si trasforma, si evolve, sta al passo col proprio tempo, legata al ‘qui e ora’, a una dimensione di eterno presente. Potremmo quindi asserire che, in senso puramente cronologico, l’arte è sempre contemporanea e che – abbracciando la filosofia del divenire perpetuo di Eraclito – la sua fluidità rappresenta un sintomo della propria vitalità: solo ciò che è vivo è dinamico e muta.

L’arte non solo è viva, ma dona vita in quanto permette all’uomo di ampliare le sue potenzialità e di espandere la propria limitatezza, sia a livello del pensiero (mediante le cosiddette discipline ‘classiche’: pittura e scultura), che fisico, grazie all’avvento dell’arte digitale e mediale.

Parimenti, da un punto di vista espressivo, l’arte come linguaggio non può morire: le lingue si trasformano, si adattano, alcuni termini diventano desueti, altri triti, banali, poi ci sono i neologismi, i prestiti linguistici, le licenze poetiche… insomma, l’uomo da sempre ha bisogno di esprimersi e per farlo adotta via via il registro e le modalità che gli sono più congeniali. Non esistono lingue morte, ma lingue che si sono evolute, volgarizzate, la cui matrice resta però indelebile e le cui tracce sono evidenti anche nel presente.

Christine Macel, curatrice della 57° Biennale di Venezia, ha segnato una positiva e ottimistica inversione di tendenza rispetto ai critici e ai filosofi che l’hanno preceduta e che hanno decretato la ‘Fine dell’Arte’ o di ‘certa Arte’ (Croce, Gentile, Argan, Adorno…). Viva Arte Viva, titolo da lei assegnato all’Esposizione Internazionale d’Arte del 2017, è un inno alla vivacità dell’arte. Oggi, alla luce della crisi legata alla pandemia, il suo richiamo a ‘un umanesimo nel quale l’atto artistico è a un tempo atto di resistenza, di liberazione e di generosità’ risulta più che mai attuale.

Concludendo, a partire dalle Avanguardie, proseguendo con Duchamp e il Dadaismo, passando per la Pop Arte e l’Arte Povera, per giungere all’Arte Digitale, l’Arte non è mai morta, bensì ha subito un’accelerazione del proprio corso e uno spostamento della propria posizione rispetto al confine con la realtà, da prima avvicinandosi ad esso, poi sovrapponendosene, e per ultimo - grazie alle nuove tecnologie - superandolo.

Unico episteme quindi: finché vivrà l’Uomo, vivrà anche l’Arte.

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