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L'installazione fotografica Falsos Positivos è un'opera di denuncia politica.

I 18 scatti che compongono la serie sono allestiti a terra occupando la stessa superficie che occuperebbe un corpo umano disteso in una bara. Lo sguardo d'insieme di queste fotografie permette di ricostruire una diciannovesima immagine che richiama alla mente i 19 giovani che nel 2008 sono scomparsi dal comune di Soacha alla periferia di Bogotá (Colombia) e che sono stati rinvenuti assassinati. Indagini successive a questo primo evento hanno attribuito la responsabilità di tali uccisioni all'Esercito Nazionale colombiano che, per esaltare i propri risultati repressivi nel conflitto armato contro i ribelli, ha ucciso civili innocenti facendoli passare per guerriglieri.

Impiegando 'veri negativi' digitali, a colori, Massiel Leza riproduce i toni del blu, del verde e i violacei tipici del post-mortem e della decomposizione, a indicare così lo scorrere di quel tempo che spesso ha separato il momento del decesso delle vittime da quello del loro ritrovamento e del successivo riconoscimento da parte dei propri cari.

La decisione di impiegare una lente macro per scattare dettagli dell'epidermide è collegata a uno dei temi cardine della più ampia produzione dell'artista colombiana, ovvero quella della ricerca dell'identità. La tecnica utilizzata impedisce il riconoscimento immediato dell'oggetto osservato o del particolare ritratto, a causa dell’eccessiva riduzione del campo visivo dovuto alla grande vicinanza richiesta dalla macro fotografia. Concentrandosi singolarmente sui 18 scatti si può intuire che si tratta di corpi, ma la percezione più chiara la si ottiene solo interponendo nuovamente una distanza dal frammento, per cogliere la composizione nel suo insieme.

Per restituire corporeità alle fotografie, le stesse vengono allestite su piccoli supporti che le sollevano pochi millimetri da terra ritrovando così, nell'ombra, la terza dimensione.

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