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Eros e Musica, corpi e vibrazioni, il loro trasmutare reciproco: questi gli elementi a partire dai quali e attorno ai quali Massiel Leza realizza Eros(o) II, un’opera complessa e articolata che - mediante l’impiego di più linguaggi - descrive il culmine del piacere sessuale.

Immagini sfuocate di corpi privati della loro identità si muovono al rallenty come fluidi di diversa intensità, come cera che si fonde, su un tappeto musicale di note sincopate eseguite al pianoforte, note che traducono in suono i gemiti prodotti all’acme dell’eccitamento. Scopriamo così che la voluttà, il piacere intenso e diffuso che si prova nella soddisfazione del desiderio sessuale non genera suoni ‘rotondi’ e armoniosi, onde flessuose ma picchi pungenti, spasmi, linee spezzate, una ‘nevrosi’ di note come esplicitato visivamente dallo spartito dell’orgasmo esposto affianco al video.

Vi è in quest’opera un’espansione nel tempo rispetto alla precedente serie fotografica Eros(o)I: per quanto sia breve l’istante che viene narrato non è un punto, ma una sorgente, un flusso in cui la soddisfazione della pulsione avviene nell’incontro con l’altro. La sollecitazione dei sensi, la concitazione, i silenzi, le pause, la tensione tra i corpi… solo la musica è capace di rendere ciò che alla parola resta ineffabile; forse unicamente la poesia potrebbe avvicinarsi alla descrizione fedele del piacere e solleticare fantasie ed istinti.

Erodendo la superficie dell’immagine, riducendola all’essenza per astrarla, proiettandola in un universo di senso altro Massiel Leza sottrae all’atto sessuale l’aspetto pornografico. Non vi è un’esposizione diretta ed esplicita, ma una poetica ricamata col filo dei sottintesi, delle allusioni, dei metalinguaggi.

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