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ASSI di RISONANZA (2022) - Ita


I riti creano assi di risonanza consolidati in chiave socioculturale, lungo i quali sono esperibili relazioni di risonanza verticale (verso gli dei, il cosmo, il tempo, l’eternità), orizzontale (nella società civile) e diagonale (in rapporto alle cose) 

[Byung-Chul Han]1


Continuando a citare il filosofo coreano Byung-Chul Han: «i riti sono processi dell’incarnazione, allestimenti corporei che creano una conoscenza e una memoria incarnate, un’identità incarnata, un legame incarnato». Il corpo, quindi, è uno spazio rituale come lo dimostra la documentazione fotografica della performance di Armenia Panfolklorica. Qui l’azione riattualizza il mito platonico, ovvero il racconto che - all’interno del Simposio - Aristofane pronuncia per evidenziare le componenti fisica e sessuale di Eros e per giustificare la pulsione umana radicata nella carne ad unirsi all’Altro per ritrovare la serenità nella completezza. Quello di Armenia Panfolklorica è, quindi, un corpo significante, liturgico e materiale.

Ma il corpo è anche, all’opposto, un carniere di segni, il segno è un corpo disincarnato2. Ed è così che nel video di Flavia Tritto l’Essere si smaterializza e diventa una serie di frammenti linguistici digitali in loop su uno schermo che è ad un tempo superficie per la proiezione e specchio dell’auto-percezione e dell’auto-performance. L’assunto di Jean-Luc Nancy3 ‘io sono presente al mondo solo tramite il mio corpo. (...) Io non esisto che secondo questa materialità’ viene, in tal modo, nettamente confutato.

Con le fotografie dei Quatrième Paysage il corpo riemerge dal nero dello schermo, per riapparire in una veste digitale che richiama alla mente una rete neurale. Come nella società contemporanea, in tali immagini l’Io si rapporta solo a sé stesso - in una coazione a prodursi e a essere performante - con una modalità che lo allontana da quelle della narrazione e della relazione tipiche del rito per avvicinarsi a quelle dell’informazione additiva e della connessione che caratterizzano la comunicazione digitale.

Gli olii su tela di Aberto Colliva restituiscono al corpo il proprio aspectus inteso nel doppio senso della capacità di guardare e di essere guardati. Si parla, dunque, di uno sguardo relazionale dove è chi osserva ad investire di senso l’oggetto del suo sguardo: è nel riconoscimento che si stabilisce un rapporto tra l’opera e il suo pubblico. Il soggetto è indotto a proiettare e a rintracciare nei dipinti dell’artista parti del proprio universo simbolico, forme ed emozioni del vissuto personale. All’immobilità del soggetto dinanzi al dipinto si contrappone, quindi, un movimento della mente e del pensiero. Ed il rito è proprio questo: un’azione simbolica dell’accasamento, un trasformare l’essere-nel-mondo in un essere-a-casa.

Nell’opera di Vale Palmi la corporeità eccede la dimensione estetico-ontologica della finitezza, si espande nello spazio, trascende la sua forma, si apre al mondo. Nel disegno a sanguigna avviene lo scambio simbolico con la Morte intesa come espressione di massima vivacità, o vitalità esuberante, ed Energia. Il corpo si decompone lasciando un intrico di linee vettoriali più o meno concentrate e intense che culmina nella dispersione vorticosa a livello della mente, dell’Anima, lasciando al centro l’intuizione del Vuoto, uno spazio libero, serbatoio di infinite possibilità.

La scultura di Ludovico Bomben segna il passaggio dalla Morte alla Nascita. Universalmente e diacronicamente simbolo di creazione, dell’origine primordiale del mondo e di fecondità, l’uovo è anche archetipo della pietra filosofale, ovvero della figura centrale dei rituali alchemici. I riti, infatti, sono una pratica del symballein, vale a dire del riunire. Secondo Mircea Eliade4 nel modello cosmogonico l’uovo rappresenterebbe non tanto la nascita, quanto la rinascita. Ma in tale opera la vita resta in potenza, una potenza che non si realizzerà a causa della trafittura del fendente.

A chiudere il cerchio di questa analisi il dipinto di Claudio Valerio. Le sagome che prendono forma sulla tela sembrano spiriti che si incarnano emergendo in superficie. Si potrebbe azzardare una lettura panpsichista o animista di ciò che tali contorni determinano; sfumano i confini tra uomo e ambiente, tra animato e inanimato perché tutto nel mondo esterno è dotato di un’anima. Per la piena comprensione di queste opere è quindi necessario compiere un rito di passaggio, ovvero superare quelle soglie che delimitano e, così facendo determinano, i profili ritratti.


Byung-Chul Han, La scomparsa dei riti. Una topologia del presente, Nottetempo (Mi), 2021 

2 Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, 1976

3 Jean-Luc Nancy, Il corpo dell’arte, Mimesis (MI), 2014

4 Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri (To), 2008

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