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La personale di Daniele Cabri presso Studio Cenacchi si configura come un cammino iniziatico che conduce il proprio pubblico al sommo fine, attraverso ostacoli e momenti di raccoglimento. 


AD LUNAM è uno slancio, una tensione, un proposito, è sia la direzione da seguire, che la meta. È anche il racconto di un viaggio che, partendo dalla raffigurazione della vita brulicante di paese - quella dei personaggi del ciclo Quando eravamo amabili selvaggi..., dopo un ritrovato contatto con la Terra e con sé stessi all'interno della Latebra, giunge alla volta celeste con l'installazione La Giostra delle Lune

AD LUNAM è un percorso ammantato di un sentore esoterico: Daniele Cabri, come uno sciamano, affida alla propria arte un potere taumaturgico e terapeutico, secondo un approccio che è frutto dell'influenza che le teorie di Alejandro Jodorowsky, unitamente alla pratica dei suoi atti psicomagici, hanno avuto nella vita dell'artista. 


PIANO TERRA: Quando eravamo amabili selvaggi...

Come in una metanarrazione ove l'atto stesso del raccontare si fa racconto, le figure delineate o incise sulle pelli diventano portavoce della loro storia personale, di quella del proprio territorio[1]  e, di riflesso, di quella di Daniele Cabri che è cresciuto in quegli stessi luoghi al fianco di questa gente, facendola diventare parte di sé. Il disegno realizzato con il pirografo e la fiamma ossidrica subisce un'evoluzione nel tempo. In mostra ritroviamo sia la prima produzione che quella più attuale, contraddistinta - rispetto alla precedente - dall'introduzione dei colori a cera. Questo nuovo sviluppo cromatico sembra voler indicare un'uscita dalle tenebre cupe dell'Ade per ridare vita ai morti e tenerne accesa la memoria, salvandola dall'oblio del tempo. 


PIANO -1: Latebra

Questa installazione-scultura, costituita da listelli di legno incastonati fra loro e rivestiti di pelli animali incise e disegnate con il fuoco, rappresenta la protezione, la cura dell'anima, un momento di raccoglimento in cui isolarsi dal ritmo frenetico della vita e ritrovarsi. É un rifugio dove le pelli diventano una corazza che avvolge chi entra, riparandolo dall'esterno. Osservandola il pensiero corre alla iurta (tipica abitazione dei popoli nomadi dell’Asia, ove compiere riti sciamanici di purificazione), al mito della caverna di Platone (metafora del percorso conoscitivo), o ancora alle pitture rupestri delle grotte preistoriche. Ma può essere vissuta anche come un viaggio all’interno della propria anima e delle proprie memorie che prendono qui forma nelle figure ritratte sulle pelli. 


PIANO 1: La Giostra delle Lune

Reinterpretando il motto latino 'per aspera ad astra' [2], attraverso le difficoltà del cammino compiuto sin qui, con quest'opera si arriva al firmamento. Potremmo definire tale installazione una mitopoiesi della Luna, la creazione di una sua nuova mitologia. In essa i rimandi interni ed esterni alle altre creazioni dell'artista risultano essere molteplici a partire dal colore della carta da forno cotta che richiama alla mente quella delle pelli, al carbone della cottura che rimanda al carboncino dei disegni, all'influenza della luna sulla lievitazione del pane, che è autore indiretto di tale installazione.


[1] Rocchetta, Comune di Guiglia (MO)

[2] Attraverso le asperità sino alle stelle

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